Mitezza e Giustizia. Uno dei grandi uomini del pensiero filosofico e teologico cristiano, Tommaso d’Acquino, le pensava come due distinte virtù, differenti ma necessarie e indispensabili l’una all’altra, capaci di integrarsi in modo complementare. Il Festival dell’Accoglienza, che quest’anno ha scelto proprio il tema della mitezza come filo conduttore, ha inserito tra gli eventi in programma un ciclo di incontri dedicati al tema della giustizia riparativa e un appuntamento (in calendario il 26 ottobre) dedicato al Premio letterario Don Meco e alla reclusione vista sotto diversi aspetti.
Due incontri sulla “Giustizia” sono ospitati Palazzo Barolo: una scelta non casuale perché, nel secondo decennio del XIX secolo, proprio dalla residenza torinese dei Barolo ebbe inizio l’opera caritatevole della marchesa Giulia con una serie di iniziative a favore delle donne carcerate.
Di “Riparare i legami. Giustizia e comunità” si è parlato nel primo appuntamento, lo scorso 30 settembre, con riflessioni e testimonianze (dell’ex magistrato Marco Bouchard, di Marco Sorbara ideatore del progetto “La gabbia – 4 passi per 2”, di Giuseppe La Pietra del segretariato CNEL per l’inclusione lavorativa dei detenuti) sul tema della giustizia riparativa che – come ha sottolineato aprendo l’incontro Arturo Soprano, presidente dell’Opera Barolo e presidente emerito della Corte d’Appello di Torino – “affonda le proprie radici nei principi costituzionali della dignità della persona, della solidarietà e della finalità rieducativa della pena, sancita dall’articolo 27 della Costituzione italiana”.
Rieducare attraverso la pena rispettando la dignità della persona, insieme all’esigenza di dare una risposta al reato che non sia soltanto afflittiva, ma anche in grado di favorire il recupero della persona e la ricostruzione del tessuto sociale: “una finalità, quella dei percorsi di giustizia riparativa, particolarmente significativa perché in sintonia con alcuni fondamentali principi del nostro ordinamento giuridico. Uno strumento – ha aggiunto Soprano – complementare alla giustizia ordinaria capace di ampliare la prospettiva dell’intervento giudiziario e di porre in evidenza, accanto al fatto e alla responsabilità dell’autore del reato, la persona offesa, il danno dalla stessa subito e la possibilità di ricostruire, quando le condizioni lo consentano, relazioni profondamente compromesse”.
L’ex presidente della Corte d’Appello di Torino ha evidenziato anche i rilevanti vantaggi che si possono ottenere seguendo percorsi di giustizia riparativa: “dalla maggiore attenzione alla vittima alla responsabilizzazione dell’autore del reato, dalla prevenzione dei fenomeni recidivanti a, in determinate situazioni, risposte più efficaci alla criminalità con interventi anche sulle relazioni e sulle conseguenze sociali del reato”.
Di una vera e propria sfida ha parlato Arturo Soprano riferendosi al “tradurre i principi su cui si basa lo strumento della giustizia riparativa in una prassi effettiva, rigorosa e omogenea, attraverso strutture adeguate, professionalità specialistiche e procedure idonee a garantire l’effettività degli interventi, la tutela dei diritti e l’uniformità dell’applicazione”.
Una sfida che, per essere vinta, ha bisogno di “strutture adeguate, risorse, mediatori altamente qualificati, formazione specifica degli operatori di giustizia e regole procedurali chiare che consentano di coordinare efficacemente i percorsi riparativi con il processo penale”.
La registrazione completa dell’incontro “Riparare i legami. Giustizia e comunità” è disponibile sul canale YouTube della Pastorale Migranti Arcidiocesi di Torino.
