Lunedì 26 ottobre, alle ore 17, nuovo appuntamento a Palazzo Barolo con il Festival dell’accoglienza. Si parlerà di storie di migranti, di prigioni fatte di muri e sbarre e di altre, non meno costrittive, costituite da norme, codici e procedure.
Lo spunto è offerto da due racconti e un saggio breve dei trenta premiati all’edizione 2025 del concorso letterario intitolato a “Don Domenico “Meco” Ricca (il sacerdote salesiano storico cappellano dell’istituto di pena per minori Ferrante Aporti) e pubblicati nel libro “Dietro le Sbarre”.
Due esperienze diverse, ma entrambe profondamente toccanti, sono quelle raccontate da Matteo Mescia e Laura Nair Diena. Una è quella di un ingegnere vittima di una burocrazia che lo costringe a vivere una “odissea” per uscire da una ingiusta condizione di clandestinità e poter riprendere il suo posto di lavoro (di responsabile della produzione) in una multinazionale con sede nel Nord Italia. L’altra è il racconto di una donna che lavora per un’impresa di pulizie in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio: con i propri occhi vede la sofferenza e la disperazione di chi ha attraversato il mare per un sogno e, invece, giunto alla meta ha trovato un incubo che si è trasformato in tragedia.
Il saggio breve di Elisa Dosio parla della condizione di chi, come lei stessa scrive, affrontando rotte migratorie complesse, si ritrova prigioniero della definizione di “dublinato”, che rende di fatto la burocrazia europea una prigione invisibile, fatta di sbarre amministrative che legano la persona al primo Paese di approdo e ne immobilizzano aspirazioni e possibilità di futuro, spingendola spesso ai margini della società.
Due narrazioni e un saggio che possono fungere da spunto per alcune riflessioni sul tema dell’immigrazione e di come ostacoli all’accoglienza, al rispetto della dignità umana e all’integrazione possano prendere la forma non solo della reclusione fisica, ma anche quella fatta di leggi, norme e procedure.
Info: www.festivalaccoglienzatorino.it
