Nell’anno del Giubileo della speranza e nel contesto carcerario, seguendo l’esempio della sua fondatrice la Marchesa Giulia, l’Opera Barolo ha realizzato un progetto, “Artisti all’Opera per il Ferrante Aporti”, che la scorsa estate ha coinvolto i giovani detenuti.
“L’iniziativa – spiega Enrico Zanellati, curatore artistico di Palazzo Barolo – ha impegnato tre giovani artisti, insieme alle educatrici dell’istituto di pena per minori, in una serie di workshop. Degli stessi artisti – Stefano Merlo, Lorenzo Gnata e Bahar Heidarzade – tre creazioni sono state donate dall’Opera Barolo all’Istituto di pena per minori, che rappresentano una presenza significativa negli spazi interni del Ferrante Aporti”.

Al progetto, attraverso le voci di coloro che lo hanno ideato e poi realizzato, è stato riservato uno spazio nel corso del tradizionale appuntamento dedicato agli auguri natalizi dell’Opera Barolo.

Con l’arte, i giovani reclusi hanno scoperto un canale attraverso cui esprimere emozioni, sensazioni, speranza. Per i suoi incontri Bahar Heidarzade ha scelto la pittura astratta, “lasciandoli liberi di esprimere il loro mondo e cosa vogliono comunicare tramite la pittura”. Stefano Merlo ha invece optato per l’acquerello, “che – ha spiegato il ventottenne artista torinese – ai più potrebbe sembrare un qualcosa di semplice, ma in realtà richiede tecnica e pazienza ed è un mezzo che consente di fissare velocemente le sensazioni sulla Carta”.
Più tecnologia negli incontri con il ventottenne biellese Lorenzo Gnata, con l’uso della penna 3D per tradurre i disegni in elementi tridimensionali. “Affascinati dalla tecnologia – Ha raccontato Gnata -, i ragazzi si sono fatti guidare dalla curiosità nei confronti di uno strumento strano, creando cose di getto, dando forma alle loro idee, ai loro pensieri”.

“Tre opere d’arte nate da questa esperienza – ha ricordato Enrico Zanellati – sono ora all’interno dell’Istituto Ferrante Aporti, compagne di viaggio di chi vive in prima persona quegli ambienti e guida di nuovi progetti di workshop artistici che, ci auguriamo, ci vedranno attivi nel prossimo futuro. È bello così, anche attraverso un progetto artistico, cercare di incarnare il motto che era dei Falletti e ora dell’Opera Barolo, “In spe, nella speranza”.