DALL’OPERA BAROLO ALLE SOCIETÀ BENEFIT FARE PROFITTO FACENDO DEL BENE

Nell’incontro a Palazzo Barolo imprenditori, istituzioni e operatori del Terzo settore riflettono su un nuovo modo di concepire il ruolo economico e sociale delle imprese e illustrano perché adottare il modello delle società benefit dà vantaggi economici.

Fra tanti, il virtuoso caso del progetto New Ways, felice modello di accoglienza, orientamento, formazione professionale e inserimento lavorativo, nato dalla sinergia fra l’associazione Next, la onlus Geos e l’agenzia per il lavoro Idea Lavoro.

Unire l’interesse di fare utile alla necessità di creare benefici per la comunità è l’obiettivo che perseguono le società benefit, un istituto giuridico introdotto in Italia dal 2016. Le società benefit perseguono infatti per statuto la creazione di valore condiviso, anteponendolo alla massimizzazione del profitto per gli azionisti. 

Il virtuoso intreccio fra profit e non profit, generativo di valore e benessere per le imprese e le comunità dei territori in cui operano, è stato il tema dell’incontro Al servizio della comunità: dall’Opera Barolo alle società benefit. Dal 1929 al 2022, modelli di welfare innovativi,che si è tenuto nei giorni scorsi a Palazzo Barolo.

Nel luogo in cui oltre un secolo fa i marchesi Tancredi e Giulia di Barolo, primi contribuenti del Regno d’Italia, si sono messi al servizio della comunità condividendo il loro patrimonio con i più poveri e realizzando innovativi interventi pedagogici, politici e sociali di condivisione, restituzione e reciprocità, e nel giorno in cui si festeggia san Giovanni Bosco, che dell’Opera Barolo fu il primo cappellano, dieci rappresentanti del mondo delle aziende, delle istituzioni e del Terzo settore si sono alternati nell’illustrare il fenomeno delle società benefit, il loro modello societario, i suoi vantaggi,  casi  di  successo  ed  esperienze  personali  su  come  le  connessioni  fra  due  mondi apparentemente antitetici, profit e benefit, amplifichino i benefici reciproci. 

Maria Cristina Alfieri, direttore dell’associazione Next, ha moderato il confronto su questo ponte ideale tra i valori che hanno ispirato i marchesi di Barolo e i principi che caratterizzano oggi le società benefit.

Gli interventi

In apertura  di  lavori  l’avvocato  Luciano  Marocco,  presidente  di  Opera  Barolo,  istituzione assistenziale  che  prosegue  l’impegno  di  solidarietà  di  Giulia  Colbert  Falletti  di  Barolo,  ha sottolineato come già nell’Ottocento l’opera dei marchesi di Barolo rappresentasse la felice progenitura di un modello di welfare innovativo, che considera la fioritura delle comunità e delle persone, soprattutto le più vulnerabili, una priorità della governance. “Allo stesso modo – ha concluso Marocco – ritengo che anche oggi fra l’Opera Barolo e le società benefit possano esserci opportunità per partnership strategiche”. 

Il senatore Mauro Del Barba, presidente di Assobenefit, l’associazione nazionale delle società benefit, e promotore della legge 208/2015, ha delineato i contorni giuridici in cui la norma istitutiva delle società benefit è stata pensata. “In Italia sono ora 1.500 le società benefit. – ha dichiarato – Questi imprenditori hanno compreso che la prima beneficiaria è la società benefit stessa. Gli studi confermano: le imprese che fanno crescere il tessuto sociale in cui operano sono quelle che crescono maggiormente”. Le società che aderiscono a questo modello di welfare dimostrano infatti una maggiore consapevolezza nella rendicontazione dei bilanci sociali, che rappresentano la traduzione di una strategia a impatto sociale. Esercitano anche una maggiore attrattiva sui giovani talenti e sono premiate dal mercato, dalla finanza e dai regolatori nazionali e sovranazionali. Infine, ma non ultimo, la vocazione al benefit, quando resa riconoscibile, dona visibilità al brand, genera un posizionamento distintivo e raccoglie il favore dei clienti. 

Una delle novità delle società benefit – ha dichiarato Luca Cattalano, consigliere dell’Opera Barolo – è rappresentata dall’opportunità di fare una scelta di giustizia “rispondendo alla domanda di rimediare all’impatto negativo che le imprese hanno creato nel tempo” e trasformando l’obiettivo di fare del bene in un vincolo etico richiamato da una persona specifica all’interno dei consigli di amministrazione. Cattalano ha poi messo in guardia dal rischio che, per alcune aziende, questo paradigma rimanga una vocazione generica o astratta o, strumentalmente, una vuota dichiarazione di intenti.

Marina Salamon, presidente della società di abbigliamento Altana (dal nome delle terrazze di Venezia dove fin da ragazza sognava un mondo migliore), ha rivelato che la biografia di Adriano Olivetti è stata di ispirazione per l’adesione della sua azienda al modello benefit. Nel mettere in guardia dalle benefit corporation americane, “perché dentro c’è molto show off”, l’imprenditrice ha fatto appello al dovere etico di “costruire società e fare filantropia agendo sempre con carità: non un esercizio di rendicontazione, ma la volontà di mettersi in gioco”, traendone per di più benefici concreti. Fra questi la propensione a una più attenta rendicontazione, maggiore capacità di comprendere il grado di innovazione dei progetti e una più spiccata inclinazione a fare networking.

Renzo Sartori, presidente di Number1 Logistics Group, unica società benefit europea del settore logistico, ha presentato il caso di Next, nato come progetto di csr all’interno di Number1, e trasformato nel 2020 in Associazione. Associazione Next, è una realtà che aggrega finanziatori, enti del Terzo settore, agenzie per il lavoro e scuole di formazione con l’obbiettivo di favorire attraverso il lavoro la creazione di percorsi di integrazione sociale per persone in situazioni di disagio, come migranti e rifugiati. Attraverson corsi proposti (fra i quali lingua italiana, orientamento al lavoro ed educazioni civica, corsi professionali per operatori di magazzino) le persone acquisiscono le competenze e le abilità richieste dalle aziende, dove poi verranno inseriti, si tratta di una risposta di sistema al mismatching tra domanda e offerta di lavoro. La prospettiva, attraverso l’associazione, è di replicare su tutto il territorio nazionale il modello già sperimentato a Parma, dove il gruppo ha sede, coinvolgendo altre imprese disponibili ad assumere le persone formate e a sostenere il progetto. “Next – ha commentato Sartori – permette di intercettare il bisogno di lavoro di persone in difficoltà, che vengono affiancate in un percorso di riqualificazione professionale, diventando una risorsa preziosa per le imprese”.  

Marco Margrita, responsabile della Comunicazione di Dai impresa, una rete di aziende che si sono aggregate anche nell’ottica di fare fronte comune nella promozione del territorio di Torino e dintorni, unendo i principi dell’associazione con le regole dell’impresa, ha sottolineato il valore aggiunto che le società benefit ottengono dal fare networking. “I partner naturali sono le altre imprese e le amministrazioni locali” ha precisato, aggiungendo: “C’è un’economia che pensa di poter fare a meno del lavoro e dell’uomo. L’imprenditore è colui che sa che il denaro serve e non comanda”. 

La testimonianza di Giuseppe Lazzarotto, presidente di Ci.Ti.Elle e fondatore della onlus Casa della speranza, ha messo in luce un’altra felice connessione fra profit e non profit. Oltre a guidare l’azienda di famiglia, che da oltre 30 anni si occupa di allestimenti e arredi di resort di lusso, hotel, ristoranti, ville e case di riposo, Lazzarotto ha fondato una onlus che raccoglie e redistribuisce beni acquisiti grazie alle attività profit e li indirizza a comunità bisognose “in una circolarità di esperienze che coinvolge altri imprenditori, istituzioni e i dipendenti stessi”. 

Riccardo Calvi, Senior Director Comunicazione di Procter & Gamble in Italia, multinazionale di largo consumo, ha premesso che “oggi alle aziende che vogliono essere leader non basta più fare solo prodotti di successo, ma è necessario prendere posizione su temi socialmente rilevanti ed agire in tutti gli aspetti della cittadinanza d’impresa: governance, sostenibilità ambientale, responsibilità sociale, parità di genere, valorizzazione delle diversità e inclusione. Significa mettere al centro del proprio operato quegli stessi valori che già centinaia di anni fa, con una visione straordinariamente attuale, condividevano i marchesi di Barolo”. Da questa convinzione Procter & Gamble, attraverso il suo programma di cittadinanza di impresa “P&G per l’Italia” (https://it.pg.com/pg-per-l-italia/) con cui l’azienda sta realizzando progetti concreti di responsabilità sociale e ambientale in tutto il Paese, sostiene progetti come quello di Aula 162 (dall’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco) con Associazione Next che promuove l’inclusione sociale e lavorativa di persone vulnerabili; o la Lavanderia di Papa Francesco, che mette a disposizione di senzatetto e persone indigenti uno spazio dove poter utilizzare lavanderie e altri servizi alla persona garantendo igiene, salute e assistenza: dopo le esperienze di Milano, Napoli e Roma, la società prevede di aprire una Lavanderia di Papa Francesco anche a Torino. Altri progetti ancora promuovono la cura della salute delle donne attraverso l’erogazione di visite gratuite di screening per la prevenzione del tumore del seno, ginecologico e dermatologico con Susan Komen Italia, la riqualificazione di aree verdi con il WWF Italia, la creazione di “frutteti solidali” gestiti da persone in difficoltà con Azzero CO2, la diffusione di Aule Natura nelle scuole sempre con il WWF Italia, il sostegno a start up a conduzione femminile con LVenture group. L’invito con cui Calvi ha concluso il suo intervento è rivolto alle altre imprese, a “saltare a bordo e fare squadra, perché quelli del programma “P&G per l’Italia” sono progetti per tutti e ogni azienda può contribuire ad aiutare gli altri e alla ripresa del nostro Paese”. 

Ada D’Onofrio, presidente di Idea Lavoro, consorzio nazionale di cooperative sociali con la mission di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di persone in condizione di difficoltà, ha ribadito l’importanza che player economici, istituzionali ed enti del Terzo settore facciano rete. Dal suo osservatorio privilegiato, in specifico nell’area della Città Metropolitana di Torino, ha poi rilevato come, la crisi economica prima e la pandemia in seguito, abbiano spinto queste realtà ad allearsi, condizione che ha permesso, per usare una metafora, di far respirare territori. Importanti, per rafforzare tale condizione, sono risultati sia il programma della regione Piemonte WE.CA.RE (Welfare Cantiere Regionale) finalizzato a facilitare dei processi di innovazione sociale, volti ad attuare azioni di welfare territoriale, sia importanti progetti di inclusione sociale e lavorativa sostenuti da Fondazioni. Ha infine ricordato che se la responsabilità sociale di impresa consiste nel rendere conto di ciò che si è fatto per non peggiorare la situazione ambientale e economica, il mandato statutario delle società benefit è maggiore: generare un positivo impatto sociale sui territori. 

Come ha ben detto il prof. Zamagni, l’attenzione è alla civitas “La città delle anime”, dalla quale deriva necessariamente una forte responsabilità civile di prendersi cura della comunità.

Ha concluso e, citando il maestro Ezio Bosso, ha invitato a: “Ascoltare, perdendosi un po’ per immaginare, immaginare le cose come se fossero già realizzate”.

Partendo dalla propria personale esperienza lavorativa nel mondo del profit, come direttrice commerciale di aziende della moda, fino alla piena adesione alla vocazione della ventennale Geos Onlus, di cui è consigliera, Vittoria Vitaloni ha illustrato il virtuoso caso del progetto New Ways, esempio di accoglienza, orientamento, formazione professionale e inserimento lavorativo, nato dalla sinergia fra Geos Onlus – a cui appartengono le strutture Casa Miriam e Casa Francesco, che ospitano anche minori stranieri non accompagnati e ragazzi neomaggiorenni – e Associazione Next, che cura i percorsi formativi brevi dei giovani delle due strutture di accoglienza, e Idea Lavoro, l’agenzia per il lavoro che ne agevola l’incontro con il mercato del lavoro. “Abbiamo chiamato questa sinergia New Ways, per indicare ‘nuove vie’ per l’inserimento lavorativo. Uno dei più importanti e concreti risultati del progetto è proprio l’opportunità di costruire per e con i ragazzi la loro autonomia. E  questo  dà loro speranza e coraggio”.

Il video dell’evento è disponibile online sul canale Youtube e sui siti web di Opera Barolo (operabarolo.it) e Geos onlus (associazionegeosonlus.org)

Per informazioni ufficio stampa: 

bellotti@ilsussidiario.net

segreteria@associazionegeosonlus.org

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