Un bellissimo regalo del Comune di Barolo e della Barolo & Castles Foundation che condividiamo in questa newsletter in vista della prima domenica dopo Pasqua, la domenica in Albis, quella da cui nel primo Ottocento iniziò l’opera caritatevole della marchesa Giulia per le carcerate.
Il dono è la proiezione in grandi dimensioni, sul Castello di Barolo, dell’immagine del monumento dedicato alla marchesa di Giulia, inaugurato a Torino lo scorso gennaio.
Immagine che guardando verso il castello risulta visibile da chilometri di distanza tra le colline delle Langhe.

Cosa accadde a Torino in quella domenica in Albis, nel primo quarto del XIX secolo, e che il monumento Giulia di Barolo ricorda?
Una voce arrabbiata, un urlo, un’imprecazione rompe l’atmosfera solenne di una processione religiosa, richiamando l’attenzione di una giovane donna della nobiltà cittadina. La voce viene dal carcere e la donna è Giulia Colbert, moglie del Marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo. Lei fa una cosa insolita per una nobildonna del primo Ottocento: chiede di aprire le porta della prigione per entrare, vedere e misurare con i propri occhi la sofferenza, la disperazione di quel luogo da cui si è levato l’urlo di rabbia. Così, in quella domenica in Albis, inizia una storia fatta di devozione, di carità, di impegno sociale che ancora oggi è ben visibile nell’eredità morale e materiale lasciata alla città dalla Marchesa di Barolo.
Una storia celebrata dal monumento dedicato a Giulia di Barolo e che si può riscoprire nei testi recentemente ripubblicati dall’Opera Barolo: un estratto delle Memorie sulle carceri scritte dalla marchesa, una lettera del 1822 indirizzata al Primo segretario di Stato del Regno di Sardegna, una parte del carteggio tra Giulia e la filantropa e riformatrice delle carceri londinesi Elizabeth Fry, come lei interessata alle condizioni di detenzione delle recluse, impegnate nello studiare, proporre e attuare una riforma del sistema penitenziario che rendesse più umana la vita nelle prigioni e autrice di Osservazioni sulla visita, la sorveglianza e la cura delle detenute, di cui è riportato nel libro “A Giulia di Barolo” un breve estratto.
Il libro “A Giulia di Barolo” è disponibile nel bookshop di Palazzo Barolo (via delle Orfane 7/a, Torino)


